luglio 16, 2017 0 Comments Lifestyle, Non categorizzato

Di sogni, minestroni e mele. Al sapore di Nonna.

Stanotte ho sognato nonna e non succedeva da una vita. Enza era la nonna paterna con cui ho passato tante ore della mia infanzia ed adolescenza; quella di poche parole che mi osservava da lontano, che mi ha insegnato a tagliare la mela e a mangiare le verdure, prima di qualsiasi altra cosa. Era precisa, metodica, costante. Sembrava burbera ed altezzosa ma era solo autonoma, indipendente come davvero le Signore sanno essere, quelle che non lesinano attenzioni e bastano a se stesse.

Ho sognato che mi trovavo sotto casa sua, in un negozio minuscolo che attualmente è un panificio, di quello tipico di Paese dove trovi di tutto un po’ ma che nel mio sogno era una bellissima bottega alimentare strapiena di merce riposta in scaffali altissimi. Era un negozio molto rinomato e amato da tutti per le su eccellenze alimentari. La particolarità – alquanto buffa- é che nonna comprava confezioni di noti marchi, le svuotava completamente e le riempiva di preparati genuini. Rigorosamente cucinati dal suo staff. Erano tutti eccellenti. Uno per tutti: il minestrone. Il cartone di brodaglia di verdure Star era sostituito da un minestrone in pezzi che adorava tutto il paese.

Passavo di rado in quella bottega, ma un giorno dovetti fermarmi notando dalla vetrina una delle sue dipendenti che sbuffava vistosamente. Magari stanotte aveva anche un nome. Borbottava in compagnia di un’altra ragazza ed io, decisamente seccata, entrai e mi avvicinai per capirci qualcosa di più. Mi disse che nonna non sentiva ragioni, che voleva sempre avere ragione su tutto e fare di testa sua, in tutto e per tutto. E mentre lo diceva, tutta infervorata, vendeva due confezioni di minestrone. A quel punto le chiesi perché il minestrone di nonna avesse ancora quell’orribile incarto, che proprio non gli si addiceva. “Ecco”,rispose seccata la ragazza, “Chiedilo a Lei!”

Quel minestrone meritava un packaging di design, che ne valorizzasse la genuinità antica e raccontasse di un’ attenzione tutta moderna al cibo di qualità. Oppure no, nonna la sapeva lunga e non poteva sbagliarsi. Lo pensai, ma senza dirlo alla ragazza. Mai avrei contraddetto nonna davanti a lei, anche solo in parte.

Non ricordo altro ma sono felice. Stanotte siamo state insieme. E’ una domenica mattina bellissima, ho fatto colazione col pane di grano duro che piaceva tanto anche a te. L’ho preferito ai biscotti perché volevo restassi ancora un attimo con me. A dirla tutta avrei voluto correre al panificio del lago e portarti quella biova di grano duro che mangiavi di gusto e che a noi piaceva tanto comprarti. Perché tu non avevi vizi e non chiedevi mai niente. Farti felice era un vero onore.

Matilde stranamente dorme ancora e forse anche questo non succede a caso e posso tenerti con me ancora cinque minuti.  Quanto vorrei che vedessi la mia bambina, così serena e cocciuta. La ameresti infinitamente con il tuo “Quanti vizi!” ripetuto almeno una volta al giorno.

Come vorrei scattarti una foto con lei in braccio e tenerla sempre con me. Ma va bene così, mi accontento dello scatto in bianco e nero in cui sorridi in negozio, dietro una gigantesca cassetta di mele.

Ti penso spesso nonna e non solo quando sbuccio la mela. Sei con me quando mi basto felice. Sei con me quando scrivo e sogno di fare la giornalista.

Ciao nonna, alla prossima notte d’Amore.

 


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