23 Maggio, 2019 0 Comments parola all'esperto

Con Cofidis e Rete Con-Tatto per dire #noallaviolenzacontroledonne

Sono a Marrakech per qualche giorno di vacanza. Ho appena sorriso ad uno dei mille bambini stretti alla mano della sua mamma. Alla mano di colei che avrei voluto abbracciare sussurrandole “ti sono vicina, le cose cambieranno”. Dietro un burka nerissimo o un velo in mille varianti si nascondono disuguaglianze e violenze di cui potremmo parlare a lungo.

In nome di quella Cultura differente, ad esempio, dovremmo accettare l’analfabetismo diffuso tra il 67,5% delle donne marocchine. Sono dati agghiaccianti, che appartengono a un mondo altro, vicinissimo ma “diverso”. Forse solo così possiamo buttare giù il groppone e alzare le mani rassegnati.

La violenza in Italia

Forse. Più che altro per concentrati su un tema che è ben più ampio e ci riguarda, ahimè, direttamente. La violenza in Italia è un fenomeno vivo e attuale, sviluppatosi in tante forme, molto più numerose di quelle immediatamente associabili al termine. È stato duro scoprirlo, faticoso accettarlo, ma sono grata a Cofidis, società finanziaria leader nel settore del credito al consumo e delle facilitazioni di pagamento, e a Rete Con-Tatto associazione che opera sul territorio per intercettare la violenza sulla donne, per avermelo spiegato con estrema chiarezza. Oggi me ne faccio portavoce, senza mezzi termini e con schiettezza che mi piace dare alle brutte notizie.

Le tipologie di violenza

Vi lascio qualche chart esplicativa per comprendere l’ampiezza del fenomeno. Esiste la VIOLENZA fisica, sessuale, psicologica, economica, lo stalking e la violenza assistita:

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La violenza ha davvero mille forme ed è fondamentale riconoscerle tutte. Dar loro un nome e non accettarle, quindi, è il primo passo necessario per evitarle quando possibile e combatterle in caso le si viva direttamente o no. Senza nasconderle, senza subirle passivamente.

Cosa fare

Il secondo step? Chiedere aiuto. A parenti e amici e, se necessario, a istituzioni specializzate nel supporto, come Rete Con-Tatto che si occupa di aiutare le donne che subiscono/hanno subito violenza con supporti specifici e variegati, grazie alle differenti expertises possedute dai professionisti che vi operano.

Alla richiesta di aiuto seguiranno interventi concreti e un percorso, soprattutto psicologico, capace di aprire le porte al cambiamento.

Uscirne si può, ma #noallaviolenzacontroledonne è una voce che deve diventare corale e fortissima.

Il passaparola è l’unica arma in nostro possesso. Sembra poco, ma no lo è affatto. Noi donne dobbiamo farci portavoce di una lotta importante, con antenne recettive sul problema, innanzitutto, e col supporto reciproco appena dopo.

Offrire aiuto, gridare il problema, è fondamentale. Questo perché le donne che subiscono violenza, spessissimo, tacciono il loro dramma, per paura delle conseguenze e perché si sentono spesso colpevoli di quanto stanno vivendo.

Donne che subiscono violenza, fisica e psicologica, arrivano a credere di meritare i soprusi ricevuti.

Con un fenomeno diverso, ma altrettanto grave e silenzioso, i bambini che convivono in situazioni di violenza, quando non la subiscono direttamente (violenza assistita) per un meccanismo inconsapevole di accettazione spesso legittimano la violenza nelle loro vite, attuali e future. Il modello genitoriale arriva così a essere reiterato.

Diciamo #noallaviolenzacontroledonne

Diciamo #noallaviloenzacontroledonne dando voce a chi l’ha persa. Diciamo No alla violenza fisica, sessuale, psicologica, quella spesso subdola che taglia fuori le donne da posizioni lavorative manageriali o le rende meno remunerate in analoghe posizioni coperte da uomini. Diciamo no a chi vuole relegare la donna alla sfera domestica, spesso privandola di autonomia e vivacità intellettuale.  Ma diciamo no anche a chi ostacola la vita lavorativa delle donne, faticosissima nel conciliare anche il ruolo di madre e compagna. Diciamo no al controllo sulla propria libertà di scelta, espressione, movimento, allo stalking inaccettabile ma anche alla “più leggera” violenza verbale diffusa, quella fatta di appellativi offensivi, magari pronunciati senza troppo peso e attenzione, che fanno parte di un lessico violento.

Diciamo no, infine, a bambini costretti a credere nelle “maniere forti”.

È tempo di voltare pagina, ben oltre la convinzione di un potere Rosa virtuosissimo e credendo in una solidarietà, soprattutto femminile, capace di scaturire un vero e proprio arcobaleno. La legislazione italiana ha una storia di traguardi lentissimi in supporto delle donne, gli ultimi incredibilmente recenti. C’è da fare ancora molto, ma la forza delle donne deve andare ben oltre la speranza.