Gennaio 30, 2020 0 Comments parola all'esperto

Amore cercasi

Prima di tutto per se stessi

Lavoro come psicoterapeuta ormai da diversi anni, la maggior parte dei miei pazienti sono giovani donne dai 25 ai 40 anni. Arrivano perlopiù per sintomi ansiosi, attacchi di panico, stati depressivi. E i fattori scatenanti possono essere diversi: famiglia, pressioni lavorative o universitarie, delusioni amorose. Quello che spesso mi stupisce di queste ragazze così fragili, in realtà è la loro eccezionale intelligenza, le risorse interne che faticano a far emergere ma che hanno, la loro capacità lucida di leggersi dentro.

Eppure c’è sempre qualcosa che le blocca, le fa dubitare di quello che potrebbero essere, di quello che sono, le fa incespicare tanto da risultare arrendevoli, rassegnate, così deluse e abbattute da non riuscire a vedersi, riconoscersi, conoscersi davvero.

La solitudine come fattore comune

È difficile dipingere un quadro generale. Ognuna di loro ha una storia unica, ma mi sono trovata a identificare molti elementi comuni, e in particolare un elemento che le contraddistingue tutte: la solitudine. Non parlo però dell’essere sole e isolate dal mondo, anzi. Queste ragazze hanno spesso una rete ampia di amicizie e conoscenze con cui passare il tempo libero, confrontarsi, ma a un certo punto è come se le chiacchiere, le uscite serali, le vacanze in gruppo, non bastassero più.

La ricerca dell’amore

Il desiderio più grande in tutte loro resta infatti quello di trovare un compagno che le possa apprezzare, capire, coccolare, ma soprattutto con cui poter condividere la vita. Cose semplici all’apparenza come un cinema, una cena, dei progetti insieme, una risata, uno sguardo d’intesa, sembrano essere le uniche che possano davvero farle sentire complete, amate, rispettate.

Una missione difficile

E dove sono finiti i ragazzi con cui iniziare delle relazioni? Tutti già “presi”? La sensazione, soprattutto dopo i 30 anni, mentre si assiste ai vari fidanzamenti, matrimoni, nascite di figli delle amiche, è di essere state scartate, o peggio di doversi accontentare degli avanzi, perché se qualcuno è libero di sicuro ha un problema, è difettato, e quindi anche loro lo sono. La ricerca del compagno diventa quindi una missione, a tratti una ossessione, a tappe forzate e deludenti. Esauriti gli amici degli amici, si passa ai conoscenti, all’ambiente di lavoro, alle vacanze per gruppi di single, all’uso dei social, in particolare delle app di incontri.

L’amore 2.0

Su questi social però è più facile sapere dagli uomini o donne che si incontrano cosa non vogliono: no relazioni stabili, no capelli biondi, no fisici morbidi e così via. Si parte da quello che si esclude, non da quello che si desidera. L’elemento spesso implicito è poi che ci si conosce con uno scopo e quello soltanto: il corteggiamento si annulla e si passa subito a un linguaggio più spinto, sessualmente intenzionato, così ancor prima di vedersi e conoscersi si va a creare un’intimità fittizia carica di aspettativa, che se non incontra la realtà ha come risultato un abbattimento dell’autostima, l’inizio di una serie di domande su cosa ho di sbagliato o cosa ho fatto di sbagliato. Anche la chiusura di queste pseudo relazioni è altrettanto rapida e drastica. Da che ci si scriveva fino a notte fonda, a che il lui o la lei in questione sparisce senza lasciare di sé alcuna traccia, se non quella chiara che la sua presenza sulla app ne denota la ricerca di qualcun altro.

Ma quindi è tutta colpa delle app di incontri? Chiaramente no. Se il problema fosse quello basterebbe non utilizzarle, invece queste situazioni si verificano anche quando gli incontri avvengono nel mondo reale. Il problema è la paura di svelarsi veramente all’altro, di mettere in comune sogni e timori. La sensazione di non essere adeguati, di non essere capiti, di rischiare troppo e di rimanere feriti frenano la possibilità di aprirsi e conoscersi in modo sincero.

Scoprire la propria forza

Come si può fare allora? Il mio consiglio è fare un percorso di psicoterapia per scoprire la propria forza, rafforzando l’autostima e l’indipendenza emotiva. Questo non perché si debba fare a meno di un partner, ma proprio per consentire un incontro alla pari. Non bisogna essere qualcuno da salvare, amare e sostenere, ma bisogna diventare la persona con cui condividere e camminare fianco a fianco. La terapia infatti non cerca qualcosa da correggere o aggiustare, ma si tratta di un processo trasformativo di scoperta personale, per essere più forti, consapevoli e maturi.

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